Siate affamati, siate folli.
Tantissimi anni fa [più di 10 ahimè], dopo aver conseguito la maturità all’ Isituto Professionale ad indirizzo commerciale, compresi, dopo un periodo di praticantato presso l’attività di mio padre, che la ragioneria era un lavoro della quale la mia anima proprio non ne voleva sapere.
Mi recavo ogni giorno a lavoro pensando ad altro. Cosa? non lo sapevo nemmeno io. Andavo alla ricerca di qualche cosa di sconosciuto… ma cosa di preciso ripeto… non lo sapevo nemmeno io.
E vaglielo a spiegare tu allora ai cari mamma e papà che volevo lasciare un lavoro SICURO, un’attività di FAMIGLIA.
Mia collega di lavoro come ogni buona azienda famigliare che si rispetti era mia sorella. Fu grazie a lei in parte se oggi sono qua a scrivere queste righe. Mi diede la forza ed il coraggio di scrollarmi di dosso tutte le credenze, obblighi e doveri di cui mi ero circondata e così partii alla ricerca di quel che volevo [UNDEFIND].
Ho spedito ad aziende di qualsiasi tipologia curriculum, lettere di presentazione e candidature per gli incarichi più assurdi. Fino a quando un giorno partecipai ad un incontro di presentazione per un corso di grafica pubblicitaria. Ero li seduta all’ultima fila. Pronta per dileguarmi nel caso in cui l’argomento non fosse di mio interesse. Tra i partecipanti c’erano ragazzi provenienti dall’Istituto d’arte, da scuole professionali di grafica [etc]. Arriva il momento delle presentazioni e quando dico che provengo dal mondo della ragioneria… la gente rimane basita ed inizia a guardarmi come se tra di loro fosse comparso E.T.
Ero rimasta molto colpita non dai paroloni e dalle promesse del tizio che si occupava della presentazione del corso di grafica, quanto dalla visione dei lavori di un ragazzo della quale non ricordo più il nome. Aveva realizzato degli studi particolari sulla realizzazione di un logo. Quei segni richiamarono decisamente la mia attenzione perciò decisi di frequentare quel corso.




